Restauro architettonico e adeguamento impiantistico del Teatro di Corte, Napoli

Restauro architettonico e adeguamento impiantistico del Teatro di Corte, Napoli

Cenni Storici

Il Teatro di Corte, nella struttura tuttora visibile, fu progettato da Ferdinando Fuga nel 1768 e si conservò fino al secondo conflitto mondiale, quando fu largamente risarcito a seguito dei gravi danni subiti nei bombardamenti. Fonti scritte e documenti grafici precedenti a quella data mostrano tuttavia, sin dai primi decenni del seicento, l’allestimento di apparati effimeri per feste e spettacoli in alcune sale del Palazzo (tra cui la Gran Sala o Sala Regia, oggi Teatro di Corte), che dalla fine del secolo impegnarono i noti architetti/scenografi dell’epoca, tra cui Filippo Schòrr e Ferdinando Galli Bibiena.

La bomba che il 4 agosto 1943 esplose su Palazzo Reale determinò il crollo delle coperture e della parete del Teatro verso Piazza del Plebiscito, la rovina del soffitto dipinto, del palcoscenico e di gran parte delle decorazioni, ma la distruzione definitiva del Teatro di Corte fu opera del Governo Militare Alleato, che durante l’occupazione lo trasformò impropriamente in sala cinematografica. Nel restauro postbellico, nell’intento dichiarato di restituire al teatro l’aspetto settecentesco, furono eliminate le poche aggiunte ottocentesche e furono adottate le soluzioni a tutt’oggi visibili, conservate in linea di massima nel restauro attuale.

I dipinti del soffitto furono realizzati da Francesco Galante, Antonio Bresciani, Vincenzo Ciardo e Alberto Chiancone, che eseguirono, rispettivamente, Le nozze di Poseidone e Anfitrite nel riquadro centrale (firmato e datato 1951), sulla scorta del distrutto dipinto di Antonio Dominici, le vedute di gusto arcadico ed archeologizzante nelle specchiature laterali, e, nei lati brevi, i tondi con paesaggi, che coprono una precedente stesura dello stesso Chiancone con Allegorie mitologiche, modificata dall’artista su richiesta della committenza. Lo scenografo Cesare Maria Cristini completò la decorazione pittorica con la serie di Putti musicanti, che sostituirono quelli settecenteschi attribuiti a Gaetano Magri.

Le statue in cartapesta di Angelo Viva raffigurano Le Muse, Minerva, Apollo e Mercurio e furono sistemate secondo l’attuale sequenza nel restauro postbellico. Danneggiate dall’esplosione della bomba, furono restaurate dalla ditta Lebro nei depositi di Palazzo Reale ed oggi, grazie al recente intervento, hanno riacquistato la cromia originale che rende anche più leggibile il mosso modellato. Il restauro del complesso apparato decorativo, strettamente connesso alla struttura architettonica della sala, è stato riequilibrato sulle scarse tracce residue della decorazione antica, presenti in misura minima unicamente nel braccio verso l’ambulacro di Palazzo Reale, poiché quello verso Piazza del plebiscito crollò a seguito dell’esplosione della bomba, come anche i palchetti laterali ed il palco Reale.

Il basamento dipinto a finto marmo andò a sostituire le eleganti decorazioni fitomorfe del XIX secolo, eseguite probabilmente da Ignazio Perrici, fortunatamente documentate dalle foto anteguerra e dai disegni di corredo ai progetti di restauro del 1950. Rosso e oro, i colori dominanti nel Teatro, già adottati nel restauro postbellico, sono stati conservati e riproposti nelle poltrone e nei tendaggi della sala e del palcoscenico, nei velluti di rifinitura del golfo mistico e dei poggia gomiti dei palchetti laterali, nel sipario e negli arlecchini, che sono stati confezionati sul modello di quelli precedenti.

Le foto dei lavori su Flickr

Il restauro della scenotecnica è stato particolarmente impegnativo, ma garantirà la piena funzionalità del Teatro: il sistema di ancoraggio del graticciato alle capriate è stato rinforzato aggiungendo nel sottotetto quattro travi in acciaio perpendicolari al boccascena; il graticciato è stato pulito, consolidato e ignifugato; le travi lignee particolarmente danneggiate sono state sostituite o accoppiate a travi di uguale essenza e stagionatura e di uguale sezione; le vecchie americane, il parco lampade, i tiri manuali ed i motori per i tiri elettrici sono stati sostituiti; la pedana girevole, realizzata nel dopoguerra dal capo macchinista del Teatro San Carlo, Federico Curcio, è restaurata e funzionante, come anche le due quinte mobili in maestà, già collocate sul palcoscenico nell’intervento postbellico per variare l’ampiezza del boccascena.

Dalla presentazione inaugurale della Dott.ssa Patrizia Di Maggio.

Descrizione dell’intervento

I lavori eseguiti nell’ambito della rifunzionalizzazione del Teatro hanno avuto come obiettivo quello di adeguare e migliorare, dal punto di vista gestionale, della sicurezza e del comfort ambientale, tutta l’impiantistica tecnologica; a tal fine si è provveduto a sostituire il vecchio impianto di riscaldamento a vista, realizzato negli anni cinquanta, con un impianto di riscaldamento e raffrescamento aria/acqua; la produzione dei fluidi di scambio caldo/freddo è assicurata da una centrale termo frigorifera posizionata in alcuni locali del sottotetto opportunamente isolati acusticamente; l’impianto è completato da un sistema di gestione per il controllo e la supervisione dei parametri microclimatici, posizionato nei locali regia del palcoscenico.

L’adeguamento degli impianti elettrici e di illuminazione ha comportato la sostituzione dei cavi di alimentazione primari e secondari, dei quadri elettrici generali e di zona, l’integrazione dell’illuminazione di emergenza e la realizzazione degli impianti speciali di rilevazione fumi.

Link utili:

Teatrino di corte (Napoli)

Committente

Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per Napoli e provincia

Tipologia di progetto

Restauro, Impianti